Il giocatore del Milan non rischia una squalifica, ma rimane il comportamento antisportivo!
MILANO – Maspero, ieri sera, avrà sorriso sotto i baffi. Perché quello che è successo a San Siro gli avrà ricordato da vicino – fin troppo da vicino – quel derby torinese di 25 anni fa, quando con una zampata furtiva, quasi da ladro di strada, scavò il dischetto del rigore destinato a Salas. Risultato: pallone sparato in orbita, missione compiuta.
Ebbene, contro il Genoa, Strahinja Pavlovic ha replicato l’impresa. Spudoratamente. Platealmente. Senza neppure fingere di farlo di nascosto. Un Maspero 2.0, anzi: un Maspero in versione “alta definizione”.
Siamo al minuto 99 di una partita che è già diventata follia pura. Il Milan aveva appena respirato grazie al gol del pari di Leao, ma l’intervento di Bartesaghi su Ellertsson fa crollare tutto: rigore per il Genoa. San Siro trattiene il fiato, i rossoneri si disperano… e Pavlovic? Lui no. Lui prende l’iniziativa.
Nel caos, tra proteste e ostruzioni, eccolo avanzare verso il dischetto come un aratro umano. E inizia lo scempio: sei solchi netti, profondi, scientifici. Quattro col sinistro, due col destro. Un lavoraccio minuzioso, quasi maniacale. Altro che la delicatezza clandestina di Maspero: Pavlovic agisce alla luce del sole, con una sfacciataggine da manuale. L’arbitro lo vede, il mondo lo vede, lui se ne infischia. Ammonito, ovviamente: comportamento antisportivo da antologia.
La scena è grottesca, quasi teatrale. Stanciu, pallone in mano, assiste impassibile alla devastazione del dischetto, come se stesse osservando un muratore al lavoro. Poi posa la palla su quel cratere lunare e calcia. Risultato prevedibile: pallone impennato verso il primo anello verde, come da copione scritto da Pavlovic.
Missione compiuta. Ancora una volta.
Maspero, anni dopo, definì il suo “colpo” una genialata. Chissà cosa dirà Pavlovic: audacia? Malizia? Spregiudicatezza? O semplice, brutale furbizia da campetto?
Nel frattempo, resta l’immagine: un difensore che ara il dischetto come in un film di Tarantino del calcio. E un rigore che finisce dritto nel cielo.