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Squadre B: ad Arezzo l’ultima contestazione, ma sarà poi solo un male?

AREZZO – Come preannunciato dal volantino diffuso ad inizio settimana scorsa, i gruppi organizzati della Curva Sud hanno scelto di disertare la partita come forma di protesta contro la presenza delle squadre B. Una posizione coerente e mai rinnegata, portata avanti fin dal 2018, dalle prime sfide contro la Juventus Next Gen, e confermata nel tempo sia in casa sia in trasferta, fino alla scorsa stagione contro il Milan Futuro.

Sui gradoni della curva sono comparsi diversi striscioni a spiegare le ragioni della contestazione. Tra i più significativi, quello con la scritta: «Le ragioni del no, i motivi del sì, la nostra lotta contro le squadre B». I messaggi richiamavano temi centrali del dibattito: tradizione calcistica e identità sociale, concorrenza ritenuta sleale e ruolo nel vivaio della Nazionale, meriti sportivi e plusvalenze di bilancio, valorizzazione dei giovani e presunte classifiche falsate.

La parte centrale della Curva Sud è rimasta quasi completamente vuota, mentre i tifosi presenti si sono distribuiti nei due settori laterali, cercando comunque di sostenere la squadra con cori e battimani, pur nel segno di una protesta che ha voluto farsi vedere e sentire.

Il dibattito sulle squadre B continua a incendiare il calcio di Lega Pro e Serie D, ma per essere credibile deve poggiare sui fatti, non sugli slogan. Le accuse lanciate dalle curve – comprensibili sul piano emotivo – meritano di essere analizzate una per una. Ed è proprio lì che molte certezze iniziano a scricchiolare.

Concorrenza sleale? I numeri raccontano altro. Nessuna delle quattro squadre B finora iscritte ha mai vinto un campionato di Serie C, né è arrivata davvero a dominarlo. Anzi, il Milan Futuro è addirittura retrocesso. Se il vantaggio strutturale fosse così schiacciante, i risultati dovrebbero essere ben diversi.

Vivaio della Nazionale? Qui la questione è scomoda. Nonostante obblighi e regolamenti sugli Under, dai vivai delle società di C escono pochissimi giocatori che arrivano davvero in alto. Al contrario, qualche profilo interessante è emerso proprio dalle squadre B, che garantiscono continuità, allenamenti di livello e un contesto stabile. Non è la soluzione definitiva, ma è una risposta concreta a un problema che il sistema si trascina da anni.

Meriti sportivi? Anche qui serve memoria. Quante squadre si salvano o vengono promosse grazie a ripescaggi, riammissioni e riforme last minute? Parlare di “merito puro” in Serie C, senza citare questo meccanismo, è quantomeno parziale. Le squadre B, almeno, il campionato lo conquistano sul campo e lo portano a termine senza scorciatoie.

Plusvalenze a rilancio? Facile dirlo, meno facile dimostrarlo. Quali sono le grandi plusvalenze generate finora dalle squadre B? I nomi, i numeri, le cifre: finora restano più un sospetto che una realtà strutturata.

Espressione di una città? È vero, le squadre B non rappresentano una comunità storica. Ma allora guardiamo i dati: quanti stadi di Serie C sono realmente pieni ogni domenica? L’assenza di pubblico non è un problema creato dalle seconde squadre, è una crisi ben più ampia che riguarda tutto il movimento.

Valorizzazione dei giovani? Il punto torna sempre lì. Se il sistema tradizionale funzionasse, non servirebbero le squadre B. Ma oggi i giovani trovano più spazio e continuità proprio lì, nonostante tutte le contraddizioni del modello.

Classifiche falsate? Qui si arriva al paradosso. Le classifiche di Serie C, tra penalizzazioni, fallimenti, punti tolti a stagione in corso, sembrano spesso esercizi di algebra avanzata. Davvero vogliamo credere che a falsarle siano tre squadre B su sessanta? Quando, tra l’altro, sono spesso le uniche ad avere la certezza di finire il campionato senza sparire a marzo?

Alla fine, il nodo vero non sono le squadre B, ma un sistema fragile, incoerente, pieno di eccezioni e rattoppi. Prendersela con tre realtà “satellite” rischia di essere solo un comodo bersaglio. Il problema non è chi entra: è una Serie C che non ha mai risolto i propri difetti strutturali. E finché non si avrà il coraggio di dirlo chiaramente, la polemica continuerà a girare a vuoto.