A Voghera, terra di nebbie basse e di palloni pesanti come la coscienza, la Vogherese sta scivolando verso il gorgo con la lentezza tragica delle squadre che non fanno più notizia neppure quando perdono. Ed è questa la vera sciagura: non la classifica – che pure è da brivido – ma l’indifferenza che le fa da sudario.
La graduatoria del girone B di Serie D parla come un bollettino medico di cattiva prognosi: ultimissima con 11 punti, distanze siderali dalla zona che salva la pelle, e pure due punti di penalizzazione che pesano come piombo fuso nelle tasche. Il baratro non è un’iperbole letteraria: è un dato aritmetico.
Eppure questa non è una squadretta nata ieri in un campetto di periferia. È un club che porta con sé polvere di storia, trasferte in corriera, tribune di legno e domeniche da romanzo popolare. Oggi invece imbarca acqua da ogni falla: stipendi che diventano vertenze, messe in mora come cartoline minacciose, calciatori parcheggiati fuori rosa per non far scattare bonus, ragazzi spediti con la Juniores come punizione biblica, liberatorie sospese come cambiali al vento.
E sopra tutto, il silenzio.
Dal settembre 2025 le crepe si sono fatte fenditure. I colleghi hanno scritto, denunciato, pungolato. In cambio, qualche tentativo di censura, qualche lazzo sgrammaticato lanciato dai soliti difensori d’ufficio. Ma il giornalismo di provincia, quello vero, non ha editori colossali: ha solo schiena dritta e tastiera consumata.
Intanto la squadra naviga senza nocchiero: niente allenatore stabile, niente direttore sportivo, campo ai limiti del praticabile. Perfino gli avversari – il Brusaporto – hanno ironizzato con un video goliardico sul terreno di gioco, come a dire che in D si dovrebbe almeno poter rotolare su un prato, non su una landa spelacchiata.
Capitolo tifosi. Dodici mesi fa mugugnavano ma sostenevano. Ora hanno ammainato le bandiere. Striscioni, comunicati, e infine la decisione più dolorosa: niente tifo organizzato finché non cambierà la proprietà. Il presidente oggi è Claudio Cassulo, dopo l’era di Oreste Cavaliere, ma di quella “nuova epoca” promessa da mesi non si scorge che la nebbia.
La retrocessione in Eccellenza è un’ipotesi sempre meno teorica. E immaginare la Vogherese 2026/2027 è esercizio da temerari.
In questo paesaggio da dopoguerra calcistico restano però gli uomini. I calciatori che, pur tra sconfitte e incertezze, onorano la maglia – quella sì, parola antica che Brera avrebbe scritto con rispetto. E poi c’è Giovanni Madau, responsabile comunicazione, sardo di parola misurata e grafica puntuale, che continua a pubblicare, rispondere, impaginare come se attorno non crollasse il soffitto. Non tutti gli eroi hanno il mantello: qualcuno indossa una casacca rossonera e combatte con un comunicato stampa.
Chi scrive si assume la responsabilità di ogni riga – come è giusto che sia – con l’augurio che Voghera si desti dal torpore e ritrovi un’alba meno grigia. Perché il calcio di provincia, quando muore, non fa rumore. Ma lascia un silenzio che pesa più di una sconfitta per quattro a uno.
E le città, senza la loro squadra, diventano un poco più sole.