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Legnano fra grattacieli in centro: da manifattura a manisciagura!

Manifattura, Brumana all’attacco: “Altro che rigenerazione, è una Manisciagura”

LEGNANO – È un affondo durissimo quello del consigliere comunale legnanese Franco Brumana contro il nuovo progetto sulla Manifattura di Legnano, presentato il 12 febbraio, dal sindaco con toni entusiastici.

Il primo cittadino ha definito l’intervento emblematico della “rigenerazione del patrimonio storico della città, rimettendolo in gioco per guardare al futuro”. Parole che Brumana respinge con decisione, parlando di retorica iperbolica e di una narrazione che, a suo dire, non corrisponde alla realtà dei fatti.

Manifattura di Legnano

Il nodo dell’asta e il diritto di riscatto

Brumana ricorda come l’intero complesso della Manifattura fosse stato acquistato all’asta da un operatore privato “a un prezzo ridicolo”. In quella fase, spiega, aveva presentato in Consiglio comunale una proposta per esercitare il diritto di riscatto sulla parte storica del complesso, a un prezzo proporzionale a quello dell’asta.

Proposta che, sottolinea, fu respinta dalla maggioranza. “Si è preferito – accusa – spendere molto di più in opere quantomeno discutibili e non disturbare il grande affare del privato”.

Tre torri accanto agli edifici storici

Nel mirino del consigliere c’è soprattutto il nuovo assetto urbanistico, che prevede la realizzazione di tre nuovi grattacieli a ridosso degli edifici storici.

Secondo Brumana, le nuove torri rischiano di snaturare la prospettiva, la visione e la percezione intellettiva e sensoriale del complesso monumentale, alterandone l’equilibrio architettonico e paesaggistico.

Il consigliere richiama anche le prescrizioni della Soprintendenza, che avrebbero stabilito come la nuova edificazione debba tenere conto dei “mutui rapporti volumetrici e della visuale verso gli edifici tutelati della fabbrica e del villino del direttore”.

“Chissà con quali argomentazioni il Comune e la proprietà cercheranno di eludere queste disposizioni”, osserva polemicamente.

Demolizioni e trasformazioni contestate

Tra i punti più critici, Brumana cita la prevista demolizione dello stabile che comprende la chiesetta, l’asilo e il piccolo teatro della Manifattura, luoghi simbolici della vita della comunità operaia femminile che viveva nel complesso. Al loro posto sorgerebbe una palazzina residenziale, con il solo vincolo di mantenere altezza e sedime.

Interventi anche su uno dei due convitti delle giovani lavoratrici, che verrebbe in parte “svuotato” al piano terra per renderlo transitabile.

“Si tratta di edifici di fondamentale importanza – sottolinea – che custodiscono memorie e rappresentano la peculiarità della Manifattura, una vera e propria cittadella dove le ragazze vivevano anche al di fuori dell’orario di lavoro, sotto la vigilanza delle suore”.

Salviamo la Manifattura

Trasparenza e partecipazione

Brumana contesta infine il metodo. Il progetto, afferma, sarebbe frutto di trattative con la proprietà mantenute “rigorosamente segrete”, senza coinvolgere i consiglieri comunali.

Una scelta che, a suo giudizio, contrasta con i principi di democrazia, trasparenza e partecipazione, anche alla luce del documento sottoscritto da oltre mille cittadini che chiedevano la tutela e la valorizzazione dell’intero complesso.

Manifattura di Legnano

Ad oggi, conclude, le informazioni disponibili sarebbero solo quelle emerse nella conferenza stampa riservata ai giornalisti accreditati.

E la definizione finale è un gioco di parole amaro: “Più che ‘Manifutura’, come la chiama il sindaco, questa operazione immobiliare è una Manisciagura”.