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Moto: inizia in maniera positiva il 2026, ma i dubbi restano!

Un rimbalzo tecnico più che una vera ripartenza, che non cancella affatto i segnali di declino strutturale del settore.

MILANO – Parte con il segno più, ma resta l’amaro in bocca. Il mercato delle due ruote apre il 2026 con un +6,5%, come certificato dai dati diffusi da Confindustria ANCMA, ma dietro il numero positivo si nasconde l’ennesima fotografia di un motorismo italiano che fatica a ritrovare slancio, visione e continuità. Un rimbalzo tecnico più che una vera ripartenza, che non cancella affatto i segnali di declino strutturale del settore.

Gennaio, va detto, è da sempre un mese interlocutorio: un giorno lavorativo in meno, un peso sull’anno che non supera il 5%, e una dinamica che spesso dice poco sul futuro. Eppure questo +6,5% viene salutato come un segnale incoraggiante dopo un 2025 complicato, segnato da un mercato drogato dall’entrata in vigore dell’Euro 5+, da corse all’acquisto forzate e da un evidente squilibrio tra comparti. Ma è proprio qui che emerge la fragilità del sistema: basta guardare sotto la superficie per capire che la strada è tutt’altro che in discesa.

Le moto crescono del 16,26%, con 8.099 veicoli immatricolati, ed è l’unico dato davvero brillante. Ma attenzione: si tratta in larga parte di un recupero dopo mesi di stallo e incertezza normativa. Gli scooter, che negli ultimi anni avevano retto l’intero comparto come una stampella, arretrano dell’1,47% fermandosi a 10.400 unità. Un segnale tutt’altro che rassicurante, perché lo scooter è il mezzo urbano per eccellenza, quello che dovrebbe intercettare mobilità, giovani e pendolari. Se cala lui, il problema è serio.

I ciclomotori crescono del 33,85%, ma partendo da numeri ormai marginali: 783 unità. Percentuali roboanti che mascherano un mercato ridotto all’osso, lontanissimo dai volumi che un tempo facevano del motorismo leggero una porta d’ingresso naturale per le nuove generazioni. Un settore che in Italia è stato lasciato morire tra burocrazia, costi assicurativi folli e totale assenza di politiche di incentivo.

Sul fronte elettrico arriva un altro dato che merita una lettura critica. Il +18,44% e 334 veicoli venduti sembrano un successo, ma restano numeri minuscoli, quasi simbolici. I ciclomotori elettrici crollano (-21,5%), mentre tengono solo gli scooter. Anche qui, più che una transizione ecologica, si intravede un mercato che procede a strappi, senza una strategia industriale e infrastrutturale degna di questo nome.

Ancora più emblematico il caso dei quadricicli: -19,82% complessivo. L’elettrico crolla quasi della metà (-49,49%), mentre il termico esplode (+176,56%). Un paradosso che racconta molto più di mille convegni: quando le regole sono confuse, gli incentivi incerti e i costi elevati, il consumatore torna al “vecchio”, anche se meno sostenibile. Non per ideologia, ma per necessità.

Il risultato è chiaro: il mercato delle due ruote in Italia non è malato di oggi, ma di anni di scelte contraddittorie. Normative europee applicate senza gradualità, assenza di politiche per i giovani, città sempre più ostili ai mezzi privati e un racconto pubblico che demonizza il motorismo anziché valorizzarlo come parte della mobilità intelligente.

Il +6,5% di gennaio 2026 è una boccata d’ossigeno, non una guarigione. Senza una visione industriale, senza infrastrutture, senza una reale integrazione tra mobilità urbana, passione e sostenibilità, il rischio è che anche questo segnale positivo resti l’ennesimo fuoco di paglia. E il declino del motorismo italiano continui, silenzioso ma inesorabile, sotto una patina di percentuali rassicuranti.