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Under 16 Elite, Assago-Club Milano finisce coi carabinieri!

Al centro non dovrebbero esserci referti, minacce, carabinieri e sospetti di mala fede, ma ragazzi di 15-16 anni che imparano a stare in campo e nella vita.

ASSAGO – Succede di tutto, troppo, al termine di una gara di Under 16 Élite che avrebbe dovuto essere una semplice partita di settore giovanile e che invece si è trasformata in un pomeriggio di caos, accuse incrociate e tensione altissima, culminato con l’arrivo dei Carabinieri al campo. Un epilogo che nulla ha a che vedere con il calcio dei ragazzi.

La partita è Assago–Club Milano, valida per la 19ª giornata del campionato Under 16 Élite, girone A. Il risultato finale è 3-3, ma il punteggio racconta solo una parte di una storia che, minuto dopo minuto, è scivolata fuori controllo.

LA PARTITA E IL FINALE INCANDESCENTE

Come riporta il giornale “Sprint e Sport” in campo succede di tutto: il Club Milano passa in vantaggio (0-1), l’Assago ribalta il risultato (2-1), poi arriva l’episodio chiave del rigore che porta al 2-2. L’Assago torna ancora avanti sul 3-2, ma è nel recupero che la gara esplode definitivamente.

Sette minuti di extra-time diventano dodici, fino al gol del 3-3 che scatena proteste furibonde. Da lì, il passo verso il parapiglia è breve: prima scontri tra giocatori, poi tensioni con l’arbitro, accuse reciproche, urla dagli spalti. Una situazione che degenera al punto da rendere necessario l’intervento delle forze dell’ordine.

LA VERSIONE DELL’ASSAGO

Durissime le parole di Michele Dargenio, responsabile del settore agonistico dell’Assago:
«È successo un macello vero. E lo dico io che non me la prendo mai con gli arbitri. Non parliamo di errori, ma di gestione gravissima. Recuperi senza senso, continue provocazioni verbali. Così si accende tutto. In campo volavano botte pesanti, io sono entrato solo perché la situazione stava degenerando».

Ancora più netto Franco La Rocca, allenatore dell’Under 16 Assago:
«Alleno da quarant’anni e una cosa così non l’ho mai vista. Non è incapacità, è accanimento. Due gol annullati per fuorigioco inesistenti, un rigore inventato, parato e poi fatto ripetere. Segniamo il 3-2 e dopo undici minuti di recupero ci pareggiano. A fine gara l’arbitro spinge un mio giocatore e poi scrive di essere stato aggredito. Negli spogliatoi ha detto frasi gravissime. Il caos finale è una conseguenza diretta di come è stata gestita la partita».

Secondo La Rocca, perfino il referto conterrebbe incongruenze e correzioni sui numeri dei giocatori coinvolti, mentre davanti ai Carabinieri l’arbitro avrebbe negato quanto precedentemente affermato.

LA REPLICA DEL CLUB MILANO

Di tutt’altro avviso la ricostruzione del Club Milano. Una dirigente racconta:
«Dalla panchina dell’Assago protestavano continuamente, buttavano palloni in campo, i giocatori insultavano i nostri. A fine partita ho visto i loro ragazzi avvicinarsi ai nostri in modo minaccioso. Ho cercato di dividerli e uno di loro mi ha tirato un calcio. Si parlava apertamente di spranghe. In situazioni così devi solo proteggere i tuoi ragazzi».

Anche il direttore dell’agonistica Paolo Seghezzi, pur non presente, conferma un clima già teso:
«All’andata c’ero e l’ambiente non era sereno. Oggi mi riferiscono di un parapiglia nel finale e di un rigore molto dubbio a nostro favore».

IL PUNTO DI VISTA TECNICO

Il tecnico del Club Milano, Luigi Bove, difende con decisione il comportamento dei suoi:
«Noi siamo stati esemplari. Loro hanno protestato per tutta la partita. Il referto parla chiaro: zero ammonizioni per noi. A fine gara siamo rimasti in panchina, se non fosse stato per il mio secondo l’arbitro sarebbe stato aggredito. Era un ragazzo spaventato. In un contesto così, i miei giocatori hanno dimostrato maturità».

UNA DOMENICA CHE LASCIA SOLO AMAREZZA

Restano versioni opposte, accuse pesanti e una certezza condivisa: la partita è sfuggita di mano. E quando succede in un campionato giovanile, il danno è doppio. Perché al centro non dovrebbero esserci referti, minacce, carabinieri e sospetti di mala fede, ma ragazzi di 15-16 anni che imparano a stare in campo e nella vita.

Ora la parola passa alla Giustizia Sportiva, che dovrà fare chiarezza su quanto accaduto. Ma il vero interrogativo resta uno solo: com’è possibile che una gara di Under 16 arrivi a questo punto?
Una domanda che chiama in causa tutti, nessuno escluso.