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LEGNANO – Qualcosa sta cambiando sulle gradinate italiane. Oltre al ritmo martellante dei tamburi, alle torce accese e alle sciarpe strette per novanta minuti, le tifoserie organizzate sembrano pronte a mettere da parte le rivalità storiche per un obiettivo comune. È nata così una petizione a livello nazionale dal titolo chiaro e diretto: “Il calcio è della gente”. Da Salerno a Genova, passando per Vicenza, le piazze promotrici si moltiplicano, con l’intento di raccogliere quante più firme possibili e dare voce a chi fino a oggi è stato spesso marginalizzato: i tifosi.
Il cuore dell’iniziativa è semplice ma incisivo: rimettere al centro del calcio chi lo vive davvero, i cittadini e non solo gli interessi economici. La petizione raccoglie richieste precise: biglietti a prezzi accessibili, tutela delle trasferte, libertà di movimento, diritti dei sostenitori spesso ostaggi di punizioni collettive e divieti imposti dalle autorità.
Gli ultras italiani hanno deciso di appellarsi all’articolo 50 della Costituzione, che riconosce a tutti i cittadini la possibilità di rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre esigenze comuni. Di fronte ai prezzi sempre più alti, alla criminalizzazione dei tifosi e alla subordinazione alle pay tv, le curve italiane hanno alzato la voce, unendo il coro: “per un calcio giusto e popolare”.
L’iniziativa è già attiva nelle curve durante le partite.

Proprio la libertà di movimento e il diritto alle trasferte figurano tra i punti chiave della petizione. Gli ultras chiedono agli organi statali di garantire i diritti dei cittadini e di tutelare l’ordine pubblico senza ricorrere a divieti generalizzati. Secondo i sostenitori, l’attuale prassi tende a eliminare il “problema” alla radice, chiudendo i settori ospiti e imponendo DASPO sempre più severi, invece di organizzare una gestione attiva e sicura delle partite.
Esempi recenti non mancano: i tifosi di Napoli, Roma, Lazio e Fiorentina hanno subito sanzioni che prevedono la chiusura dei settori ospiti fino alla fine del campionato, dopo scontri tra alcune decine di sostenitori. Di fronte a questo scenario, gli ultras propongono un’alternativa chiara: tifo libero, con tamburi, striscioni, torce e bandiere, strumenti tradizionali del supporto allo sport, oggi soggetti a controlli severi e limitazioni sempre più stringenti.
La petizione delle tifoserie organizzate non è solo un atto simbolico: è un segnale concreto che il calcio, al di là dei media e degli interessi economici, appartiene a chi lo vive sulle tribune, tra cori e colori, ogni domenica.

