Logo

Temi del giorno:

CALCIO: a Busto si dimette la legnanese Testa?

Tra scosse societarie e campo senza appello la Pro Patria si gioca tutto per la sopravvivenza

BUSTO ARSIZIO –  Dopo la scoppola rimediata col Lecco – roba da arrossire anche i muri di via Ca’ Bianca – qualcuno, tra i fedeli del pallone bustocco, s’era illuso di vedere volare qualche testa. Non per vendetta, si capisce, ma per quel minimo decoro che il calcio, quando è cosa seria, pretende.

E invece niente. Né il tecnico Bolzoni né il diesse Turotti hanno fatto il gesto antico e dignitoso del passo indietro. Il sipario è rimasto su, gli attori pure, e la commedia – ahinoi – continua.

Ma attenzione, perché il colpo di scena potrebbe arrivare dall’alto, come un temporale sulla pianura. Pare infatti che la presidente Patrizia Testa, donna di Legnano e di polso, stia meditando di farsi da parte. Una resa? No, piuttosto un tentativo disperato di scuotere un organismo che, calcisticamente parlando, mostra un encefalogramma piatto degno di una clinica senza speranza.

E chissà che, in questo valzer di coscienze, non segua anche la vicepresidente: sarebbe allora un doppio salto mortale, più simbolico che risolutivo, ma almeno capace di rompere la stagnazione.

Intanto il calendario non aspetta i pensieri. Sabato si va a Crema, al “Voltini”, dove la Pergolettese non farà sconti. È partita da coltello tra i denti: dentro o fuori, vita o morte sportiva. Perché una caduta sancirebbe la discesa, meritata, verso la Serie D – terra dura, da cui non sempre si risale. Ma, come spesso accade in questo nostro calcio provinciale che sa essere crudele e romantico insieme, una vittoria potrebbe riaccendere quella fiammella tenue, quasi vergognosa, che porta ai playout o almeno a una posizione meno indecorosa.

Come se non bastasse, ci si mette anche la burocrazia del pallone: l’Osservatorio, con zelo degno di miglior causa, ha ristretto l’accesso ai tifosi ospiti. Tradotto: pochi intimi, tesserati e selezionati. Il resto, fuori.

Così la Pro Patria rischia di presentarsi sola, come un pugile all’angolo senza secondi. Ma sarebbe troppo facile prendersela con le carte bollate. La verità, più amara, è che questa solitudine se l’è costruita da sé, pezzo dopo pezzo, errore dopo errore.

E allora sì, testa o croce. Ma qui non si tratta più di fortuna: è questione di sostanza, di nervi, di dignità calcistica. E quella, si sa, non si compra e non si improvvisa.