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|Gasperini VS Fabregas, il Fair Play da Asilo Mariuccia della serie A italiana
COMO – Nel calcio moderno si parla spesso di rispetto, di fair play e di valori sportivi. Poi però basta il triplice fischio di una partita per trasformare la panchina in un ring. È quanto accaduto al termine di Como-Roma una gara già accesa in campo e diventata ancora più polemica fuori dal rettangolo di gioco.
La sfida, vinta dal Como per 2-1 in rimonta contro l’AS Roma, si è chiusa con nervi tesi e accuse reciproche. Il momento più discusso è stato l’episodio dell’espulsione del giallorosso Wesley, arrivata sul risultato di parità e destinata a cambiare l’inerzia della partita.

Ma a far discutere non è stato solo ciò che è accaduto in campo. A partita finita, infatti, il tecnico romanista Gian Piero Gasperini ha tirato dritto verso gli spogliatoi senza salutare il collega Cesc Fàbregas, un gesto che ha fatto esplodere la polemica.
Fabregas non l’ha presa bene e lo ha detto senza troppi giri di parole: nel calcio, sostiene, la stretta di mano finale non è un dettaglio ma una questione di rispetto. Puoi essere arrabbiato, puoi sentirti danneggiato dall’arbitro o dalla partita, ma il saluto all’avversario resta un gesto minimo di sportività.
Dall’altra parte Gasperini ha preferito puntare il dito sugli episodi di gioco, lasciando intendere che certe situazioni – come quella che ha portato all’espulsione – sarebbero state cercate dagli avversari. Una lettura che inevitabilmente alimenta la tensione e sposta l’attenzione dal campo alle polemiche.
E qui sta il problema. Il calcio italiano continua a chiedere rispetto sugli spalti, a invocare comportamenti civili tra tifosi e a predicare fair play, ma spesso proprio chi siede in panchina offre l’esempio opposto. Allenatori che non si salutano, accuse lanciate a caldo e recriminazioni continue: scene che finiscono per alimentare un clima sempre più nervoso e antisportivo.
Perché si può discutere di un’espulsione, si può contestare una decisione arbitrale, si può perfino litigare. Ma se nel calcio professionistico si arriva al punto di non riuscire nemmeno a stringersi la mano a fine partita, allora il problema non è più l’episodio di gioco. È il modo in cui si vive lo sport.
