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LEGNANO – Non è stata una domenica come le altre. Non poteva esserlo. A distanza di un anno dalla sua scomparsa, i Boys Lilla hanno voluto fermare il tempo e riaccendere la memoria: Corradino era lì, ancora una volta, tra i suoi. Non in carne e ossa, ma in ogni coro, in ogni bandiera, in ogni sguardo rivolto verso quello striscione che per 45 anni è stato casa, fede e identità.
Corrado Colombo, per tutti semplicemente “Corradino”, non è stato soltanto un tifoso. È stato un simbolo, una presenza viscerale, una di quelle figure che non si raccontano con le statistiche ma con i ricordi. Sessant’anni vissuti spesso controvento, senza scorciatoie, affrontando la vita con quella dignità ruvida e autentica che lo rendeva immediatamente riconoscibile. Uno di quelli veri.

Domenica scorsa, sugli spalti, il suo nome è tornato a vibrare come una volta. I Boys Lilla, il gruppo che lui stesso aveva contribuito a fondare quasi mezzo secolo fa, hanno voluto ricordarlo nel modo più sincero possibile: con il tifo, con la voce, con un lungo striscione. Perché Corradino non avrebbe voluto silenzi o cerimonie, ma vita, passione e appartenenza.
Chi lo ha conosciuto lo sa: era impossibile restare indifferenti. Generoso, travolgente, a volte scomodo, sempre autentico. Capace di macinare chilometri per una trasferta e, allo stesso tempo, di prendersi la scena con quelle sue canzoni improbabili che finivano per diventare inni. Era l’ultras vecchia maniera, senza filtri, senza compromessi. Uno che viveva per quei colori.
Negli ultimi mesi della sua vita, la malattia non lo aveva piegato. E neppure la solitudine lo aveva sfiorato. Fuori dall’ospedale, appeso a una recinzione, quello striscione dei suoi Boys era molto più di un gesto: era una promessa, una presenza costante, un filo che non si è mai spezzato.
E così, a un anno di distanza, quella promessa è stata mantenuta. Perché certe storie non finiscono davvero. Continuano a vivere nei racconti, nelle trasferte, nei cori che rimbombano sugli spalti.

