Logo

Temi del giorno:

Il calcio di serie A non parla più ITALIANO

Troppi stranieri ovunque ed il calcio ormai non parla più italiano

Il dibattito nel calcio italiano è sempre più acceso: in Serie A il numero di giocatori stranieri ha raggiunto livelli mai visti prima. Basta guardare le formazioni che scendono in campo ogni fine settimana per rendersi conto di quanto il campionato sia diventato internazionale. In molte partite le squadre presentano uno o due italiani titolari, mentre il resto della formazione arriva da ogni parte del mondo.

I numeri parlano chiaro. Nella stagione recente sono stati utilizzati 401 giocatori stranieri su 588 complessivi, un record storico per il massimo campionato italiano. Questo significa che circa il 68% dei calciatori impiegati in Serie A non è italiano, mentre gli italiani sono scesi a poco più del 32%. (la Repubblica )

Un dato che conferma una tendenza ormai consolidata: il campionato italiano parla sempre meno la lingua dei suoi talenti. Anche guardando alle rose complessive della stagione 2025-2026, i giocatori stranieri rappresentano circa il 67% del totale, segno di un sistema sempre più globale. (Transfermarkt )

La situazione appare ancora più evidente se si osservano alcune squadre. Club come l’Udinese Calcio hanno utilizzato fino a 27 giocatori stranieri in una stagione, arrivando in diverse occasioni a schierare una formazione titolare completamente composta da calciatori non italiani. (Torino Granata ) In altre squadre il minutaggio dei giocatori stranieri supera addirittura l’85-90% del tempo in campo, segno di quanto il fenomeno sia ormai strutturale. (La Gazzetta dello Sport )

Se si guarda indietro nel tempo il cambiamento è impressionante. Vent’anni fa la situazione era esattamente opposta: nella stagione 2005-2006 circa il 70% dei minuti giocati in Serie A era disputato da calciatori italiani. Oggi la proporzione si è praticamente capovolta e la presenza italiana rischia di scendere sotto il 30%. (la Repubblica )

Questo fenomeno apre una discussione importante sul futuro del calcio italiano. Molti addetti ai lavori temono che la presenza massiccia di stranieri riduca gli spazi per i giovani cresciuti nei settori giovanili. Un problema che inevitabilmente si riflette anche sulla Nazionale italiana di calcio, sempre più alla ricerca di nuovi talenti da inserire nel ricambio generazionale.

D’altra parte i club difendono questa scelta. Il calcio è ormai un mercato globale e le società cercano qualità ovunque, spesso trovando all’estero giocatori più pronti o economicamente più convenienti. Per competere con le grandi potenze europee, sostengono molti dirigenti, non si può rinunciare alla dimensione internazionale.

La vera sfida per il futuro sarà quindi trovare un equilibrio. Gli stranieri hanno contribuito a rendere la Serie A più ricca di culture calcistiche e di stili di gioco, ma il rischio è che il campionato perda la sua identità e, soprattutto, che i giovani italiani trovino sempre meno spazio per crescere.

Il calcio italiano, che per decenni ha costruito la propria storia su generazioni di campioni cresciuti nei vivai, si trova oggi davanti a una domanda cruciale: quanto spazio deve lasciare agli stranieri e quanto deve invece tornare a investire sui propri talenti?