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|Parte 2, il campo Mari e quella sabbia che lo fa soffocare!
Palio sicuro, ma a che prezzo? La sabbia “salva cavalli” che ha distrutto il prato del Mari
LEGNANO – Il Palio di Legnano è da anni un modello nazionale in tema di sicurezza. Commissione veterinaria, horse ambulance, controlli antidoping introdotti già dal 1999, fino alla rivoluzione del 2009 con l’introduzione della pista in sabbia: tutto è stato costruito per tutelare cavalli e fantini.
Un percorso virtuoso, riconosciuto anche a livello nazionale, che ha reso Legnano un punto di riferimento per le manifestazioni equestri. Ma dietro questa eccellenza si nasconde un problema sempre più evidente: il prezzo pagato dal terreno di gioco dello stadio “Giovanni Mari”.
La svolta arriva nel 2009, quando si decide di abbandonare l’erba per adottare una speciale sabbia, brevettata in Francia, capace di garantire maggiore aderenza e ridurre drasticamente il rischio di scivolamento. Una scelta pionieristica, anticipatrice delle normative nazionali arrivate solo nel 2011 con l’ordinanza Martini.
Da allora, però, ogni anno lo stadio viene completamente trasformato. Il manto erboso viene coperto – e di fatto soffocato – da tonnellate di sabbia, posizionata per creare la pista del Palio. Un’operazione complessa e costosa, che si ripete puntualmente: prima la posa, poi la rimozione.

Ed è proprio qui che emerge il nodo.
La sabbia, se da un lato garantisce sicurezza durante la corsa, dall’altro compromette in modo pesante il campo da calcio. Il prato del Mari, già delicato, subisce ogni anno un vero e proprio “stress” strutturale: viene coperto, compattato, privato di luce e ossigeno, per poi essere “ricostruito” a evento concluso.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un manto erboso che fatica a riprendersi, interventi continui di manutenzione e costi che si sommano anno dopo anno. Non solo per il ripristino del campo, ma anche per la logistica legata alla sabbia stessa, tra trasporto, stesura e rimozione.
Si parla di decine di migliaia di euro ogni stagione, in un ciclo che si ripete senza soluzione definitiva.
Il paradosso è evidente: da una parte un Palio all’avanguardia, esempio nazionale per la tutela degli animali; dall’altra uno stadio che paga il prezzo più alto, con un terreno di gioco compromesso e costi crescenti per mantenerlo in condizioni accettabili.
La domanda, sempre più attuale, è se esista un equilibrio possibile tra tradizione, sicurezza e sostenibilità economica. Perché oggi il “Mari” sembra essere la vittima silenziosa di un sistema che funziona… ma solo per una parte.


