Al “Voltini” di Crema i tigrotti hanno confezionato l’ennesimo capitolo di una stagione che definire maledetta è persino indulgente. Ventunesima sconfitta, un numero che pesa come piombo, maturata in un finale quasi beffardo, dove il calcio — che sa essere crudele — ha colpito ancora.
Citterio aveva acceso una fiammella nel crepuscolo, un pareggio che sembrava almeno restituire un briciolo di dignità. Ma nel tempo che non esiste più, quello dell’overtime, è arrivato il colpo di grazia: Aidoo, azzurrino dalle gambe fresche, ha chiuso i conti e aperto definitivamente il sipario sulla realtà.
Serie D. Parola che non si pronuncia volentieri, ma che ormai aleggia come una sentenza già scritta, in attesa solo del timbro della matematica. Servirebbe un miracolo sportivo — nove punti da recuperare in quattro partite — ma qui i miracoli non abitano più da tempo.
E allora questa retrocessione appare per quello che è: non un incidente, ma un percorso. Lento, ostinato, quasi inevitabile. Figlio di scelte societarie che gridano vendetta al buon senso: una campagna estiva senza retroguardia degna di questo nome, e poi, nel cuore dell’inverno, l’azzardo di affidare la squadra a un debuttante, Bolzoni, chiamato a governare una nave già in tempesta. Dodici sconfitte in diciassette partite: numeri che raccontano più di mille parole.
Chi su questa avventura ha investito fiducia e denaro, si trova ora davanti alle macerie di un disastro sportivo che non ammette attenuanti. Sarà da qui, dalle ceneri, che dovrà ripensare struttura e ambizioni, soprattutto se vorrà continuare a guidare la società da lontano, tra Busto e Londra.
Intanto, silenzio. La Pro Patria lascia Crema senza parlare, come chi ha già detto tutto sul campo — o forse troppo poco. E mentre si rincorrono voci e interrogativi, resta una sola, magra consolazione: provare a non chiudere all’ultimo posto, inseguendo una Virtus Verona travolta a Trieste.
Un appiglio minimo, quasi simbolico, per tenere in piedi la speranza — flebile — di un ripescaggio che oggi somiglia più a una suggestione che a un progetto.
Ma nel calcio, si sa, le storie non finiscono mai davvero. Anche quando sembrano già scritte. Anche quando fanno male.