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Oh bella, signori miei, qui non si tratta di un semplice referto di campionato, ma di un’impresa degna d’essere cantata col fiato corto e la penna intinta nel vino buono.

Sul campo arcigno della Caronnese, dove l’erba sa di fatica e di mestiere, la Arconatese ha piantato la sua bandiera con piglio da squadra vera, di quelle che non si specchiano ma menano il torrone quando serve. E così, con due giornate d’anticipo, eccola risalire nella nobile compagnia della Serie D: roba da brindisi schietto, senza annacquature.
La partita? Un duello rusticano, di quelli dove il pallone pesa come un maglio. I padroni di casa ci provano con il guizzante Di Quinzio, ma trovano sulla loro strada un Paloschi in versione saracinesca lombarda, capace di cavare dal cilindro un miracolo su capocciata di Silvano.

Ma il calcio, si sa, è faccenda di attimi e di fiuto. E allora, nella ripresa, ecco il lampo: pennellata mancina di Scapinello e zampata felina di Vavassori. Un gol sporco il giusto, ma prezioso come oro colato.
Nel frattempo, da Sedriano arrivano echi favorevoli: la Solbiatese inciampa. E allora sì, al triplice fischio, si sciolgono i freni: è baldoria vera, con il Gruppo Randa a fare da coro stentoreo, tra striscioni e quella “D” maiuscola che torna a brillare come un’insegna ritrovata.
Tabellino, per i cultori del dato: Caronnese-Arconatese 0-1
Marcatore: 23’ st Vavassori
E così sia: l’Arconatese non solo vince, ma convince. E soprattutto comanda. Perché, come direbbe il vecchio cronista, il calcio è arte povera: chi segna, governa.

