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Legnano, arriva il calcio femminile ma i tifosi chiedono ben altro!

LEGNANO – E allora vien da dire, con un sospiro di domeniche nostalgiche al Mari: ma davvero era questo che serviva? Davvero, in una piazza che vive di calcio e di pane e malinconia, la priorità era questa?

Il Legnano annuncia con trombe e fanfare la nascita della squadra femminile, e lo fa mentre la città – quella vera, quella che mastica pallone e memoria – aspetta ben altro. Aspetta una squadra capace di salire, di vincere l’Eccellenza, di restituire ai lilla un briciolo di nobiltà calcistica. E invece no: si apre un altro cantiere, si divide il pane già scarso, si disperdono risorse che dovrebbero essere concentrate, feroci, sull’unico obiettivo sensato: tornare dove il Legnano deve stare.

Non è questione di romanticismo, ma di gerarchia. Prima si raddrizza la casa, poi si costruiscono le dependance.

Qui, invece, si fa il contrario. Si parla di futuro, di progettualità, di visioni larghe – parole che riempiono le stanze ma spesso svuotano i campi. E mentre si immaginano squadre femminili in Promozione e sogni a tre anni, la prima squadra resta lì, sospesa, incompiuta, lontana da ciò che la città pretende.

Il calcio, diceva qualcuno che di queste cose se ne intendeva, è fatica, sudore, ma anche senso del luogo. E Legnano è un luogo che non perdona le distrazioni. Qui il pallone pesa. Ha una storia, una dignità. Non è materia da laboratorio.

Il progetto femminile, sia chiaro, non è il male. Ma il tempo, quello sì, è tutto. E questo tempo è sbagliato. Perché mentre si aprono nuove strade, quella principale resta dissestata, piena di buche e promesse non mantenute.

La gente lilla, quella che ha visto passare il grande calcio e poi lo ha perso, non chiede molto: chiede una squadra forte, solida, costruita per vincere. Chiede di tornare a respirare un’aria diversa, meno provinciale, meno rassegnata.

E invece si aggiunge un altro capitolo, un altro progetto, un’altra dispersione.

Così il rischio è quello di sempre: voler fare tutto e non riuscire a fare bene niente.

E a Legnano, questa, non è mai stata una virtù.