Temi del giorno:
Eccellenza
|LEGNANO – Passione sì, ma il marketing dov’è? Il racconto (amaro) di una domenica al “Mari”
LEGNANO – Tornare al “Mari” dopo anni è un viaggio nella memoria. Ma anche, inevitabilmente, un confronto con il presente. È la sensazione vissuta da Davide Franchi, appassionato di calcio, che domenica scorsa ha scelto Legnano per respirare ancora una volta l’aria del calcio di provincia. Un’esperienza fatta di emozioni autentiche, ma anche di qualche domanda – soprattutto fuori dal campo, postata sui social, che ha avuto notevole eco mediatico.
L’impatto è quello di uno stadio che racconta la sua storia: i pannelli con le “leggende lilla” ricordano un passato importante, fatto di nomi come Novellino, Fontolan e, sopra tutti, Gigi Riva. Un’eredità pesante, che però oggi sembra vivere più nei ricordi che nella quotidianità del club.
Sugli spalti, la fotografia è chiara: pubblico non numeroso, ma una curva che non tradisce mai. I tifosi lilla cantano, sostengono, tengono viva l’anima del Legnano anche in una categoria lontana dai fasti di un tempo. Dall’altra parte, invece, Lentatese quasi senza seguito: qualche parente, amici, dirigenti sparsi in tribuna. Il calcio di Eccellenza, nella sua essenza più semplice.
In campo, partita dura, condizionata da un terreno tutt’altro che perfetto e dal vento. Poca tecnica, tanti lanci lunghi, rimpalli e battaglia. Alla fine la spunta il Legnano, che trova l’1-0 a un quarto d’ora dalla fine e porta a casa tre punti fondamentali per restare agganciato ai playoff. Un successo meritato, ma costruito più con il carattere che con la qualità.
Fin qui, il calcio. Poi però arriva il resto. E qui il racconto cambia tono.
Perché se il cuore del Legnano batte ancora forte sugli spalti, fuori dal campo sembra mancare qualcosa. O meglio: sembra mancare una visione. Un’idea. Un minimo di struttura che vada oltre la partita.
L’episodio è emblematico: Franchi prova ad acquistare una semplice sciarpa del Legnano, un gesto banale, quasi rituale per ogni tifoso o appassionato. Ma niente. Sciarpe finite. Nessuna alternativa. Nessuna soluzione. “Ripasseranno più avanti”, la risposta.
E allora la domanda sorge spontanea: com’è possibile che una società con una storia così importante non riesca a valorizzare nemmeno il proprio merchandising? Come si può pensare di avvicinare nuovi tifosi, creare appartenenza, costruire identità… se manca anche il minimo indispensabile?
Perché il problema non è la sciarpa. Il problema è ciò che rappresenta.
In un calcio dove anche le realtà dilettantistiche più strutturate investono su comunicazione, immagine e coinvolgimento, Legnano sembra ancora legata a una dimensione artigianale, quasi improvvisata. Con il rischio concreto di vivere solo di nostalgia, senza costruire il futuro.
Eppure la base c’è: una storia forte, una tifoseria fedele, una città che conosce il calcio. Serve però fare quel passo in più. Uscire dalla logica del “si è sempre fatto così” e iniziare a pensare in modo moderno.
Perché il Legnano, oggi, non ha bisogno solo di vincere partite. Ha bisogno di tornare a essere un punto di riferimento. Anche fuori dal campo.

