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NAZIONALE, il toto nomi del dopo era Gravina fa ribrezzo! Ma ci vogliamo tornare ai mondiali o no?

Le deviazioni fantasiose verso ex ministri, sindaci, amici degli amici e perfino suggestioni da social bar sport.

Altro che rifondazione: qui siamo già alla fiera paesana del pallone, con i nomi che rimbalzano come palloni sgonfi su un campo spelacchiato di periferia. E intanto l’Italia — la vecchia Italia del calcio pensato, sudato, persino geniale — resta fuori dal Mondiale per la terza volta. Terza. Non un inciampo: una malattia cronica.

E allora si dice: serve un progetto. Giusto. Anzi, sacrosanto. Ma mentre qualcuno invoca la rivoluzione, nei corridoi si sente odore di minestra riscaldata. Il toto-nomi è partito come sempre: confuso, chiacchierone, provinciale. Un carosello senza bussola, dove si passa da Albertini a Malagò, da Abete a Marani, con deviazioni fantasiose verso ex ministri, sindaci, amici degli amici e perfino suggestioni da social bar sport.

Pare quasi di sentire il rumore delle sedie trascinate nelle stanze del potere, più che quello dei tacchetti sul prato.

E in panchina? Peggio ancora. Allegri, Inzaghi, Conte, Mancini, Ancelotti, Mourinho… un’ammucchiata tattica senza logica, senza visione. Allenatori diversi come il vino e l’acqua, come il catenaccio e il calcio totale. Ma qualcuno, tra questi, rappresenta davvero un’idea di futuro? O stiamo solo scegliendo il nome più comodo, più televisivo, più digeribile?

Il punto, caro lettore, è uno solo: qui non si tratta di cambiare un uomo, ma di cambiare un sistema. E invece si continua a ragionare come sempre, con la politica che allunga la sua ombra sul pallone, con le cordate, i sussurri, le carezze di potere.

Il calcio italiano, una volta officina di idee e di piedi buoni, oggi sembra una barca senza timone, che discute sul nome del capitano mentre imbarca acqua.

E allora viene da dirlo, con quella schiettezza un po’ ruvida che il pallone merita: ma vogliamo tornarci o no, a un Mondiale?

Perché così, tra un nome e l’altro, tra un favore e una suggestione, non si va da nessuna parte. Si resta lì, fermi. A guardare gli altri giocare.