Temi del giorno:
Italia, il disastro è completo: terza esclusione mondiale consecutiva, e questa volta non ci sono più alibi
C’è un limite a tutto. Anche alla pazienza di un Paese intero. L’ennesima eliminazione della Nazionale italiana di calcio dalla corsa ai Mondiali segna un punto di non ritorno: dopo il pareggio scialbo contro la Bosnia ed Erzegovina e la sconfitta ai rigori, l’Italia resta fuori per la terza volta consecutiva. Terza. Non un incidente, non una casualità: una disfatta strutturale.
Non è più tempo di parlare di sfortuna, di episodi o di “palla che non entra”. Qui siamo davanti a un sistema che non funziona più. Un movimento calcistico che vive di ricordi, che si aggrappa al passato – al mito del Campionato mondiale di calcio 2006 – come se bastasse quello a giustificare il presente. Ma il presente è impietoso: siamo fuori, ancora.
La partita con la Bosnia è stata l’emblema di tutto ciò che non va. Squadra lenta, prevedibile, senza idee. Zero personalità. E quando si arriva ai rigori, si ha quasi la sensazione che il destino sia già scritto. Perché una squadra senza identità, senza leader veri, senza carattere, non può vincere nei momenti decisivi. E infatti non ha vinto.
Le responsabilità sono diffuse. Dirigenza, federazione, settore giovanile: nessuno può chiamarsi fuori. La Federazione Italiana Giuoco Calcio continua a proporre riforme timide, tardive, spesso inutili. Il campionato è sempre meno formativo per i giovani italiani, soffocati da stranieri mediocri e da una visione miope dei club. E la Nazionale paga il conto.
Poi c’è il tema tecnico. Allenatori che cambiano, idee che non si consolidano mai, convocazioni discutibili. Ma soprattutto manca una cosa: il coraggio. Il coraggio di rifondare davvero, di accettare anni difficili per costruire qualcosa di serio. Invece si naviga a vista, tra compromessi e soluzioni tampone.
E mentre il resto d’Europa cresce, si evolve, investe, l’Italia resta ferma. O peggio, arretra. La verità è brutale: non siamo più una grande del calcio mondiale. E continuare a raccontarsi il contrario è solo l’ennesima presa in giro.
Tre esclusioni consecutive dal Mondiale non sono una coincidenza. Sono una condanna. E senza una rivoluzione vera, totale, profonda, il rischio è che questa diventi la nuova normalità.
E allora sì, è il momento di dirlo senza giri di parole: il calcio italiano è in crisi nera. E stavolta non basta più indignarsi. Serve cambiare tutto. Prima che sia troppo tardi.

