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Le rubriche di SportLegnano it - Nel cuore dello sport

“Nel cuore dello sport”, Fabrizio J. Fustinoni incontra Sandro Cherubini

Nuovo appuntamento con lo scrittore legnanese Fabrizio J. Fustinoni, per conoscere il lato più umano dello sport

LEGNANO – Dopo una breve pausa in cui siamo stati sotto pressione per l’emergenza Covid-19 (anche se, a dire il vero, non ne siamo usciti ancora del tutto), “NEL CUORE DELLO SPORT” riprende a parlare di sport alla sua maniera, concentrando l’attenzione sull’aspetto più emotivo che uno sportivo affronta nella propria vita.

Questa volta facciamo un viaggio nel centro Italia, più precisamente a Roma, e incontriamo Sandro Cherubini (classe ’70, sposato con Antonella e padre di Sofia e Giada), ex atleta di basket e con una storia personale alle spalle che mi ha assolutamente emozionato. Scopriamo il perché…

 


 

 

Sono davvero contento di incontrarti, Sandro. La redazione di Sport Legnano dedica parecchia attenzione al basket e la tua storia mi ha davvero colpito e commosso. Ma partiamo dagli inizi sportivi: raccontaci un po’ della tua carriera di cestista.

“Il piacere è mio, Fabrizio. Il mio amore per il basket nasce dal… calcio! Mi spiego meglio. Avevo 14 anni e allora giocavo appunto a calcio. Nello spogliatoio, una mattina, il Mister si complimenta con la squadra e dice “Vorrei nominare il giocatore che ha dato il massimo durante la partita, che si è distinto per l’impegno”. Quel giocatore ero io. Io che ero una schiappa nel giuoco del calcio, perché troppo alto, scoordinato e già con un piede numero 45, in quella occasione fui premiato dal Mister per la mia tenacia durante tutta la gara e, come ricompensa, ricevetti un biglietto per andare a vedere, il pomeriggio stesso, una partita dell’allora Virtus Banco di Roma. Inizia tutto quel giorno. La parola “tenacia” e il basket entrano prepotentemente nella mia giovane vita.”

A esser moderni, oggi si direbbe che hai fatto uno switch!

Esatto. Infatti mi innamoro totalmente del basket e partecipo ad alcune selezioni, organizzate proprio dal Banco di Roma, ma, visto che non avevo mai giocato prima a questo sport, mi vedo sfrecciare gli altri partecipanti a destra e a sinistra! Non so che fare se non che, per vincere, la palla deve entrare nel canestro di fronte! Ma non mollo, capirai, già allora mi chiamavano “capoccione” (a Roma significa testardo). Durante i 5 giorni di selezione imparo più cose che in 5 anni di pratica. Vengo quindi selezionato dalla squadra allievi del Banco di Roma e per me inizia il sogno. Con le giovanili conquistiamo due volte le finali nazionali e, dopo due anni, sono selezionato dalla rappresentativa del Lazio per partecipare al Trofeo delle Regioni: arriviamo quarti in Italia. All’età di 16 anni ho già raggiunto un buon livello cestistico e sono quindi selezionato nella rosa della prima squadra: il Banco di Roma di Serie A, un altro sogno! Ricordo ancora quando, durante il primo allenamento con la squadra di Serie A, il mitico Larry Wright mi passa una palla in contropiede: salto talmente in alto che quasi tocco la testa al canestro. Quando riatterro, dopo la schiacciata, noto gli altri sbigottiti. “Chi è quel ragazzotto nuovo, secco e gracile, che è arrivato fin lassù?”.”

Fabrizio J. Fustinoni incontra Sandro Cherubini

Mi sto immaginando la scena e mi viene da sorridere perché, da ragazzino, quando io giocavo a basket nella Olimpia di Legnano non avevo mica gli stessi risultati! Insomma, Sandro, avevi raggiunto il tuo sogno. La tua passione si era trasformata in una vera e propria attività agonistica. So, però, che non tutto andò come nelle migliori favole. Te la senti di spiegarci cosa ti accadde?

Certo. Come hai giustamente anticipato, la bellissima favola che stavo vivendo si interrompe bruscamente a 18 anni. Durante un’amichevole faccio una finta con la palla verso destra ma vado con il busto a sinistra, il ginocchio non mi segue, continuando ad andare verso destra, e si sente un crash sordo, anomalo, con un dolore non descrivibile. Morale della questione: il ginocchio va in frantumi. Sono subito portato in clinica da un noto ortopedico romano e il responso è di quelli seri: rottura completa del menisco e di tutti i legamenti. Siamo negli anni ’80 e la ricostruzione di un ginocchio è ormai considerata un’operazione di routine. Ma non così quella volta. Subito dopo l’intervento, il ginocchio si gonfia e accuso febbre alta. Dimagrisco dieci chilogrammi e sono costretto ad altri quattro interventi che, perlomeno, hanno il vantaggio di bloccare l’infezione in corso. Passo in fisioterapia un anno e mezzo ma il ginocchio rimane gonfio e con serie limitazioni di movimento. Provo anche a tornare in campo ma zoppico e ho forte dolore. Però non mollo. Mi ricordo della parola “tenacia” e, stringendo i denti, torno a giocare. Tutto, però, è ormai più difficile e, soprattutto, i tempi del Banco di Roma sono lontanissimi.

Fabrizio J. Fustinoni incontra Sandro Cherubini

Ecco, Sandro, ora arriviamo al punto o, meglio, al “cuore dello sport”. Cosa accadde dopo? So che gli eventi ti portarono ad una decisione, ad un nuovo switch. Vorrei ne parlassi tu ai nostri lettori.

Volentieri. Una sera ricevo una telefonata da Roberto Castellano, un’icona del basket romano, e mi dice se volevo ricominciare a giocare a basket… in carrozzina! Sono perplesso ma voglio provarci ugualmente. Dopo il primo allenamento, con la squadra disabili del Don Orione, rimango folgorato. Ebbene sì, potevo ricominciare a giocare a basket con dei ragazzi grandiosi, motivati a non mollare mai. Per i due anni successivi raggiungiamo le finali per la Coppa Italia e per lo Scudetto e, in uno di questi match in un partita epica, riusciamo a battere il Santa Lucia Roma, la squadra storica nel basket disabili. Nel 1997 vengo contattato da una squadra sarda di basket in carrozzina: l’Anmic Sassari. Ripetevo tra me e me: “ho famiglia e lavoro a Roma, come faccio ad andare a giocare a Sassari?”. Ma dopo l’incontro col mitico presidente Angelo Vitiello, capisco che quella è la mia strada. Giocherò a Sassari nove anni, vincendo 6 scudetti, 3 coppe Italia, 3 super coppe italiane. Il 2002, poi, rimarrà nella storia dello sport: vinciamo nello stesso anno Scudetto, Coppa Italia, Supercoppa e Coppa dei Campioni. Un trionfo! Contemporaneamente all’avventura sassarese, vivo l’esperienza della Nazionale. Nel 2003, per la prima volta nella sua storia, l’Italia è Campione d’Europa e si qualifica per le Olimpiadi di Atene 2004! Ma le cose belle prima o poi sembravano destinate a concludersi… Nel 2011 dovetti interrompere questa magnifica avventura a causa di una ischemia celebrale che mi colpì durante una partita. Fu un evento traumatico, un’esperienza bruttissima. Mi ricordo che durante il malore pensai “sto morendo”…

Fabrizio J. Fustinoni incontra Sandro Cherubini

È proprio vero che il cuore non segue la ragione, e la tua esperienza lo dimostra. Questo ennesimo contraccolpo fisico e psicologico sarà stato devastante, sia per la tua vita ordinaria che per quella agonistica. Come ti sei risollevato? Immagino con un ennesimo switch…

Immagini bene. Innanzitutto mi sono dedicato maggiormente alla mia famiglia e al lavoro, poi ho conseguito una laurea. Però fermo non ci potevo stare… Il mondo dello yoga mi affascinava da sempre, anche se non avevo mai avuto il tempo per praticarlo. Era arrivato il momento giusto! Seguendo le prime lezioni di yoga ebbi una sensazione meravigliosa, mai provata prima. Allora continuai con sempre più entusiasmo e, complice la mia nuova condizione di vita, mi accorsi che questa pratica arricchiva il mio vuoto interiore. Insomma, una nuova passione oggi mi permette di trovare il mio universo personalissimo dentro il mio cuore.

Fabrizio J. Fustinoni incontra Sandro Cherubini

Grazie, Sandro. La resilienza, la tenacia o, come direbbero a Roma, il fatto che sei stato “capoccione”, ti hanno permesso di seguire i vari cambiamenti della tua esistenza senza piangerti addosso. Tutt’altro, guardi al futuro col sorriso e la passione di un eterno ragazzino dagli occhi sempre spalancati. Non sei più il giovane alto e scoordinato di un tempo. La Vita ti ha mostrato come coordinare il cuore in ogni tuo sport, in ogni tua scelta, e noi che ti abbiamo conosciuto possiamo solo imparare una nuova lezione.

Fabrizio J. Fustinoni