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Speciale Medicina – Terza dose vaccino: è necessaria per tutti?

Nuova puntata della rubrica, curata dal Dott. Dario Zava

LEGNANO – Nuova puntata della rubrica, curata dal Dott. Dario Zava, medico che cura per il nostro giornale articoli scientifici di attualità su vari aspetti della medicina.

Anche questa settimana parliamo ancora di Covid-19, cercando di dare una risposta alla domande relative alla terza dose vaccinale

 


Terza dose vaccino: è necessaria per tutti?

In questi giorni si discute molto di terza dose di vaccino e molti sono i dubbi e le domande che non hanno una risposta certa.

E’ proprio necessario fare la terza dose? Se sì, a chi è necessario farla? a tutta la popolazione? solo agli ultraottantenni? o ai pazienti fragili? O a entrambi?

Non è semplice rispondere a queste domande perché ci sono ancora pochi dati solidi su cosa sia meglio fare…non dimentichiamoci che è solo da inizio anno che i vaccini si sono resi disponibili e in molte nazioni (tra cui l’Italia) il ciclo vaccinale completo (due dosi) è appena terminato. Comunque per tentare di rispondere a queste domande cerchiamo di fare chiarezza.

Da uno studio condotto in Israele e pubblicato sul New England Journal of Medicine, sulla base dei dati del ministero della Salute israeliano sugli over 60 vaccinati con ciclo completo, emerge che rispetto alla variante Delta, la terza dose Pfizer porterebbe l’efficacia del vaccino tra i soggetti che hanno ricevuto il richiamo a circa il 95%, un valore simile all’efficacia del vaccino originale riportata contro la variante Alfa.

Il dibattito sulla terza dose del vaccino per il Covid si infiamma e divide gli Stati Uniti, con gli esperti della Food and Drug Administration (FDA) che raccomandano il booster solo per gli over 65 ed i fragili e un nuovo studio del Centers for Disease Control and Prevention che osserva un ‘significativo’ calo dell’efficacia contro i ricoveri di Pfizer-Biontech, inducendo a ritenere necessaria una terza dose generalizzata, così come sostiene da mesi Anthony Fauci.

In Inghilterra hanno iniziato a somministrare le terze dosi, hanno diritto al richiamo ‘booster’ tutti gli over 50, gli anziani nelle Rsa, gli operatori sanitari, le persone fragili over 16 in condizioni di salute a rischio e i badanti che assistono gli immunodepressi.

In Italia si è già partiti ad effettuare i richiami dal 20 settembre. Inizialmente, è stata coinvolta una platea di circa tre milioni di pazienti immunocompromessi. Tra loro, pazienti trapiantati, oncologici e con patologie autoimmuni. Subito dopo, gli ultraottantenni purchè siano trascorsi almeno sei mesi dalla somministrazione della seconda dose. Nel frattempo sono più di 40 milioni gli italiani vaccinati contro il nuovo coronavirus con entrambe le dosi in base ai dati pubblicati sul sito del governo, pari 74,07% della popolazione over 12.

Bisogna capire che le informazioni e i dati continuano ad arrivare, ogni giorno ed ogni settimana., e questo spiega come mai ci siano diversi orientamenti tra queste nazioni, anche se comunque la terza dose viene da tutte le nazioni riconosciuta come necessaria… Quello che cambia è la popolazione destinata alla terza dose.

Ma perché la terza dose di vaccino potrebbe non essere consigliata per tutti? Una revisione condotta da un gruppo internazionale di scienziati, fra cui anche esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità Oms e dell’Agenzia del farmaco americana Fda, pubblicata su The Lancet, dimostra che non è sufficiente una terza dose di vaccino per la popolazione generale. Presi nel loro insieme – affermano gli autori dell’articolo – gli studi attualmente disponibili non forniscono prove credibili di un sostanziale declino della protezione contro la malattia grave, che è l’obiettivo primario della vaccinazione» anti-Covid.

Bisogna pensare anche al quadro mondiale in cui ci troviamo, nelle nazioni sviluppate la maggior parte della popolazione ha ricevuto due dosi di vaccino, mentre nelle nazioni più povere solo una piccola percentuale della popolazione ha completato il cicli vaccinale.

Cosa è più importante? Vaccinare con tre dosi fette limitate di popolazioni o vaccinare il più possibile nel mondo prima di iniziare con la terza dose? La fornitura limitata di questi vaccini salverà la maggior parte delle vite se verrà messa a disposizione di persone che più rischiano forme gravi di Covid-19 e non hanno ancora ricevuto alcun vaccino. Anche se alla fine la somministrazione di un ‘booster’ potrebbe produrre un certo beneficio, questo non supererà i vantaggi di fornire una protezione iniziale ai non vaccinati .Se ora i vaccini venissero distribuiti dove più servirebbero, potrebbero accelerare la fine della pandemia, inibendo l’ulteriore evoluzione delle varianti.

In aggiunta a anche nuovi dati italiani vanno in questa direzione. Potrebbe non essere necessaria la terza dose di vaccino anti- Covid nei soggetti sani perché la seconda dose produce non solo la risposta anticorpale ma crea anche la memoria immunologica capace di proteggere a lungo termine la persona. Lo dimostra uno studio indipendente del Laboratorio di Neuroimmunologia dell’ospedale Santa Lucia Irccs di Roma, che conferma la presenza di linfociti T della memoria per almeno 6 mesi dalla prima dose del vaccino, confermando lo sviluppo di una risposta cellulare che si mantiene nel tempo.

Analogamente agli altri vaccini la presenza della memoria immunologica potrebbe durare diversi anni, confermando da una parte l’efficacia della protezione del vaccino e dall’altra la necessità di effettuare un’eventuale terza dose solo a soggetti immunodepressi. Lo studio, i cui dati sono stati pre-pubblicati sulla piattaforma di interscambio BioRxiv, è stato condotto su 71 soggetti ed ha valutato la risposta al vaccino Pfizer-Biontech, simulando in vitro l’incontro tra il virus e le cellule del sistema immunitario. I partecipanti allo studio, tutti operatori sanitari e colleghi che hanno ricevuto il vaccino a gennaio, sono stati monitorati per 6 mesi, misurando l’andamento della risposta immunitaria nel tempo. I risultati hanno dimostrato che il vaccino induce, oltre alla produzione di anticorpi, anche lo sviluppo di cellule della memoria immunologica.

A conferma lo studio del Santa Lucia Irccs di Roma, anche un altro report realizzato dalla struttura di Sorveglianza sanitaria dell’Aou di Sassari che ha effettuato un’analisi sull’efficacia del vaccino contro il Sars Cov-2 su oltre 4000 soggetti, tra operatori sanitari, personale amministrativo e operatori delle ditte esterne. I dati dimostrano che, a distanza di 7 mesi dalla somministrazione, il vaccino mantiene la sua efficacia protettiva. Infatti, degli operatori vaccinati hanno contratto una infezione da Sars Cov-2 solo lo 0,48% in forma asintomatica o paucisintomatica, nessuno è stato ricoverato e sempre nessuno è deceduto. Dallo studio emerge che il livello di protezione è significativamente superiore a quello rilevato dall’Istituto superiore di sanità nella popolazione italiana per classi di età comparabili alla popolazione in studio.

Risulta quindi difficile rispondere con certezza alle domande inziali, direi che al momento la terza dose dovrebbe essere consigliata alle categorie a maggior rischio, come i pazienti immunodepressi e gli ultraottantenni, mentre nelle altre fasce di età (se si tratta di soggetti sani) potrebbe non essere necessaria.

Dott. Dario Zava

Fonti:
Considerations in boosting COVID-19 vaccine immune responses Lancet 2021; 398: 1377–80 Published Online September 13, 2021 https://doi.org/10.1016/ S0140-673621)02046-8
• The BNT162b2 mRNA vaccine induces polyfunctional T cell responses with features of longevity. Gisella Guerrera1 †, Mario Picozza1 †, Silvia D’Orso1 , Roberta Placido1 , Marta Pirronello1 , Alice Verdiani1 , Andrea Termine2 , Carlo Fabrizio2 , Flavia Giannessi1 , Manolo Sambucci1 , Maria Pia Balice3 , Carlo Caltagirone4 , Antonino Salvia5 , Angelo Rossini5 , Luca Battistini1* , and Giovanna Borsellino1* . doi: https://doi.org/10.1101/2021.09.27.462006;
https://www.aousassari.it/index.php?xsl=7&s=74969&v=2&c=2847
• Protection of BNT162b2 Vaccine Booster against Covid-19 in Israel October 7, 2021 N Engl J Med 2021; 385:1393-1400 DOI: https://www.nejm.org/doi/10.1056/NEJMoa2114255