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Speciale Medicina – Covid-19: aspetti certi e incerti della pandemia

Rimangono molti interrogativi aperti per un’agenda di ricerca 2022

LEGNANO – Nuova puntata della rubrica, curata dal Dott. Dario Zava, medico che cura per il nostro giornale articoli scientifici di attualità su vari aspetti della medicina.

In questo articolo ci parlerà di ciò che è certo e di ciò che non lo è nei confronti del Covid.

 


COVID-19: aspetti certi e incerti della pandemia

Sono trascorsi ormai due anni dalla sua scoperta, tempo in cui il virus SARS-COV-2 è stato studiato molto, ma a tutt’oggi permangono molti aspetti ancora da scoprire. Partendo dall’inizio, da tempo il virus ancestrale presente nei pipistrelli era ben noto agli esperti, ma il progenitore di SARS-CoV-2, ossia il virus che ha permesso lo spillover nell’uomo, è ancora sconosciuto, così come incerta è la sua dinamica, tanto che tra le varie ipotesi che sono state formulate aleggia anche quella di un origine “non del tutto naturale” e di un fatale errore umano legato ad una non corretta conservazione dello stesso in un laboratorio specializzato (per quanto al momento non supportata da prove concrete) (1).

La pandemia continua a sorprenderci e procede in modo imprevedibile in tutto il globo, il virus infatti sembra comparire e scomparire ciclicamente in tutte le nazioni del globo e restano ancora non ben definiti alcuni aspetti correlati alla sua dinamica di infezione quali ad esempio le caratteristiche e le eventuali differenze di immunità dopo l’infezione naturale o la vaccinazione, la disponibilità dei vaccini e l’insorgenza di nuove varianti virali (1).

Come e quando si risolverà questa pandemia?

Il modo in cui SARS-CoV-2 evolverà nei prossimi mesi e anni determinerà l’andamento di questa crisi globale. Si possono fare delle ipotesi ma non sappiamo con certezza se il virus diventerà un altro raffreddore comune come è per la maggior parte dei virus appartenenti alla famiglia dei coronavirus o in qualcosa di più minaccioso come l’influenza o peggio ancora. Ad oggi a livello mondiale sono state erogate quasi 8 miliardi di dosi di vaccino che stanno contribuendo a cambiare in modo radicale il panorama evolutivo del virus, laddove i vaccini sono stati fatti su ampie fette di popolazione i risultati si sono visti ma l’esito di questa sfida è al momento ancora non ben definito perché in ancora troppe aree del mondo i vaccini non ci sono (soprattutto nelle nazioni più povere) permettendo al virus di circolare e continuare a modificarsi liberamente(2).

Inoltre dopo i vari lockdown del 2020 e del primo semestre del 2021, a partire dall’estate del 2021 la maggior parte dei paesi hanno revocato le restrizioni per controllare la diffusione virale (direi anche ragionevolmente) e come conseguenza sono aumentate le opportunità per SARS-CoV-2 di evolversi e di mutare. In queste ultime settimane sono stati monitorati gli effetti delle mutazioni nelle varianti emerse fino ad oggi e gli esperti hanno posto l’attenzione su quelle nuove emergenti, per cercare di prevedere le prossime mosse del virus. I risultati di questi studi possono essere riassunti in questi due aspetti evolutivi: il primo è che sembra essere sempre più infettivo e trasmissibile, grazie ad una più rapida replicazione che rende più semplice la diffusione attraverso tosse e starnuti; il secondo aspetto evolutivo è che tende sempre più ad eludere la risposta immunitaria dell’ospite (2).

Dinamiche e impatto delle varianti

La variante Alfa è stata indentificata per la prima volta nel Regno Unito a novembre del 2020 durante il lockdown ed è responsabile del misterioso aumento dei casi nel sud-est dell’Inghilterra avvenuto in quel periodo. Nello stesso periodo in Sud Africa è stata identificata un’altra variante carica di mutazioni chiamata Beta, responsabile di una seconda ondata locale. Non molto tempo dopo, è comparsa un’altra variante ad elevata trasmissibilità, chiamata Gamma, che è stata rilevata per la prima volta in Brasile. Tutte e tre le varianti sono state riconosciute da subito come più contagiose dei ceppi che avevano sostituito, inoltre Beta e Gamma contenevano anche mutazioni in grado di attenuare la potenza degli anticorpi “neutralizzanti” (cioè quelli che bloccano l’infezione e che sono innescati o da precedenti infezioni o dalle vaccinazioni). Alfa sembrava essere la più infettiva e pericolosa, ma, pur con tutte le premesse di efficacia nell’eludere le risposte immunitarie dell’ospite, è stata soppiantata da Delta. Quest’ultima variante, identificata per la prima volta in India nella primavera del 2021, è risultata essere circa il 60% più trasmissibile di Alfa e si è moltiplicata più velocemente (2).

La variante Delta è stata la principale responsabile della stragrande maggioranza dei casi di COVID-19 in tutto il mondo nel secondo semestre del 2021, e, quando ormai sembrava essere la variante da combattere ovunque, è comparsa Omicron. Tale variante è caratterizzata da circa 30 mutazioni della proteina spike che le conferiscono un tasso di infettività molto più elevato di Delta, ma questa non è l’unica ragione della sua rapida crescita. I dati epidemiologici disponibili, a partire dal focolaio nella provincia sudafricana di Gauteng, hanno supportato l’ipotesi che l’aumento di Omicron sia in gran parte dovuto alla sua capacità di infettare le persone che pure sono risultate immuni a Delta sia grazie alla vaccinazione che grazie ad una precedente infezione (2). Un percorso che porterebbe Omicron verso l’evasione immunitaria oltre l’infettività, rendendo la sua traiettoria evolutiva simile ad altri virus respiratori come quello dell’influenza. Sicuramente il modo in cui SARS-CoV-2 evolverà in risposta all’immunità avrà forti implicazioni per la sua transizione a virus endemico (2).

Strategie vaccinali: obiettivo su malattia grave ed equità

Sebbene i dati sulla reale efficacia siano differenti tra i principali vaccini utilizzati, fino ad oggi complessivamente per la maggior parte si sono dimostrati efficaci nel prevenire le forme gravi di COVID-19 (ospedalizzazione, necessità di terapia intensiva e morte) perché questa efficacia potrebbe dipendere più dalle risposte immunitarie delle cellule T che dagli anticorpi (3).

Quindi i vaccini contro COVID-119 si stanno dimostrando sicuri e, nel breve termine, tutti dovrebbero vaccinarsi. E’ certo che le aree con tassi di vaccinazione più bassi pagano per i maggiori oneri di malattia severa e tassi di mortalità più elevati (1). Gli sforzi per limitare e contenere la pandemia e l’evoluzione del virus con le sue varianti dovrebbero concentrarsi in queste aree, dove una strategia vaccinale su larga scala con una prima dose potrebbe garantire nel breve termine una netta riduzione di malattia grave che è al momento sicuramente il primo risultato da ottenere e contemporaneamente una riduzione del rischio di insorgenza di nuove varianti (4).

Rimangono molti interrogativi aperti per un’agenda di ricerca 2022.

In quali popolazioni si verificheranno nuove varianti?
Qual è la suscettibilità all’infezione dei vaccinati rispetto a quella delle persone non vaccinate?
E’ possibile che si verifichino infezioni per diversi profili immunitari, a seconda della precedente infezione naturale, per vaccinazione specifica e ceppi virali specifici?
Quanto dura l’immunità naturale e vaccinale, in termini di protezione clinica e di infezione?

Le risposte a queste domande saranno probabilmente fondamentali per capire sempre di più come vincere la battaglia contro il virus.

Dott. Dario Zava

Bibliografia

1. May M. Eight unanswered questions about the COVID-19 pandemic. Nat Med 27, 2058–2061 (2021). https://doi.org/10.1038/s41591-021-01598-x
2. Callaway E. Beyond Omicron: what’s next for COVID’s viral evolution Nature 2021;600:204-207
3. Karim SSA et al. Omicron SARS-CoV-2 variant: a new chapter in the COVID-19 pandemic. Lancet. 2021;398:2126-2128. https://doi.org/10.1016/S0140-6736(21)02758-6
4. McIntyre PB et al. COVID-19 vaccine strategies must focus on severe disease and global equity Lancet December 16, 2021 https://doi.org/10.1016/ S0140-6736(21)02835-X